Undivé è una parola affascinante e rara, che deriva dal caló, il dialetto dei gitani spagnoli. Significa 'divina' o 'di Dio', e si riferisce a qualcosa di sacro o misterioso.
Nel contesto della canzone, Rosalía la usa per descrivere una notte 'undivé' (divina o misteriosa), aggiungendo un tocco di misticismo e cultura gitana che è centrale nel suo stile musicale. È una parola che evoca un'atmosfera unica e profonda.
In “MALAMENTE (Cap.1: Augurio)”, ROSALÍA costruisce un piccolo film di presagi: un vetro che si spezza, una luce che lampeggia nel pianerottolo, una voce sulle scale e qualcuno che attraversa il corridoio. La narratrice sente che qualcosa andrà storto ancora prima che accada: «Ya sabía que se rompía» [sapevo già che si sarebbe rotto]. Il ritornello insiste su “malamente”, cioè “male”, “in modo negativo”, e aggiunge «está en la mente» [è nella mente]: il pericolo sembra stare sia nei segni intorno a lei sia nei pensieri che non riesce a ignorare.
La notte diventa sempre più strana: compaiono lune e stelle, una gitana le consiglia di non uscire, e in sogno un ponte oscilla proprio mentre prova ad attraversarlo. Però lei non rimane ferma. Esce con gli orecchini che brillano e i coralli sulla pelle, chiedendo che la proteggano, la salvino e la guidino: «Me proteja, me salve / Me ilumine, me guarde» [mi protegga, mi salvi / mi illumini, mi custodisca]. E poi arriva la svolta, secca e orgogliosa: «No voy a perder ni un minuto en volver a pensarte» [non perderò nemmeno un minuto a pensare di nuovo a te]. Il brano lascia quindi una sensazione precisa: tutto sembra un cattivo augurio, ma lei decide comunque di uscire e andare avanti.