Amarrar significa “legare” o “ormeggiare”, ma in questa canzone assume un significato poetico e impossibile: la cantante dice di poter “legare il cielo” per regalarlo interamente alla persona amata. È un verbo più evocativo di atar e crea un’immagine memorabile di amore senza limiti.
In “BESO”, ROSALÍA e Rauw Alejandro raccontano un amore così intenso che un altro bacio sembra indispensabile: «Ya yo necesito otro beso» [Ho proprio bisogno di un altro bacio]. La distanza è addirittura «el infierno» [l’inferno], mentre stare vicini è «mi paz» [la mia pace]. Per questo, quando l’altra persona arriva è una festa e quando se ne va è quasi insopportabile: «No me dejes sola, ¿pa’ dónde vas?» [Non lasciarmi sola, dove vai?]. “Pa’ dónde” è la forma colloquiale e abbreviata di para dónde, cioè “verso dove”. Anche «Ven pa’cá» [Vieni qui] suona diretta, affettuosa e un po’ possessiva.
Il testo usa immagini esagerate e molto personali per dire quanto sia difficile spiegare questo legame: i sentimenti «no caben en esta pluma» [non entrano in questa penna], e l’amato diventa «el exponente infinito, la “x” y la suma» [l’esponente infinito, la “x” e la somma]. È una dichiarazione d’amore con dettagli quotidiani: odore di tabacco e melone, una domenica in città, il telefono che sta per spegnersi e riceve comunque un ultimo messaggio. «Si tú me esperas, el tiempo puedo doblar» [Se mi aspetti, posso piegare il tempo] porta l’esagerazione fino al cielo, che il narratore vorrebbe legare e regalare interamente. Poi arrivano complimenti pieni di sicurezza: l’altra persona fuma, balla e bacia come se nessuno avesse mai dovuto insegnarglielo. La canzone oscilla così tra desiderio, tenerezza e una domanda ripetuta con urgenza: dove vai, se qui con te c’è la pace?