Rumbo vuol dire "rotta" o "direzione", ed è una parola nata tra i marinai. Nel brano Álvaro Soler canta "He cambiado el rumbo sin sentido" (ho cambiato rotta senza motivo), come chi gira il timone a caso. In spagnolo si sente spesso anche "sin rumbo", cioè senza meta.
Álvaro Soler qui trasforma la strada in una persona. All'inizio è "El hermano del destino" (il fratello del destino), e nell'ultimo verso diventa "Mi viejo amigo el camino" (il mio vecchio amico, il cammino). Il ritornello si regge tutto su quest'idea: "Nunca solo me sentí / A mi lado el camino" (non mi sono mai sentito solo / al mio fianco il cammino). È un trucco un po' sdolcinato, ma lui ci crede fino in fondo.
Le strofe sono la parte più sincera. Ammette "Yo pensé que me había perdido" (pensavo di essermi perso) e dice di non saper spiegare perché gli toccava "pasarlo mal" (passarsela male). È un'espressione di tutti i giorni da rubare subito: alla lettera "passarla male", proprio come in italiano, e vuol dire attraversare un brutto periodo. La salita lascia i suoi segni: "El bolsillo de polvo se llenó" (la tasca si è riempita di polvere) e "Cicatrices cuentan que pasó" (le cicatrici raccontano cosa è successo). Sul tratto più duro il suo verdetto è che "Es parte del recorrido" (fa parte del percorso): difficile trovare un modo più allegro di raccontare lo smarrirsi.