Kinderspiel si traduce letteralmente come "gioco da bambini". È un composto interessante che unisce "Kinder" (bambini) e "Spiel" (gioco).
Nel contesto della canzone, la frase "Nun aber, da das Kinderspiel beendet" (Ma ora che il gioco da bambini è finito) viene usata metaforicamente per indicare la fine di un periodo di innocenza o di una relazione immatura. Suggerisce che i protagonisti sono cresciuti e devono affrontare la realtà, rendendo il termine molto evocativo e significativo.
Kurzer Epilog è un brano a tinte chanson che racconta la fine silenziosa e trattenuta di un legame speciale. Dota Kehr e Rainald Grebe mettono in scena due persone che si perdono senza mai dirsi davvero cosa provano. Tutto comincia con una distanza formale quasi assurda: «Du hast mir bis zuletzt noch „Sie“ gesagt und schwiegst per „du“» («Mi hai dato del "Lei" fino alla fine e sei rimasto in silenzio dandoti del "tu"»). C'è dell'orgoglio di troppo. Lei ride con gli altri e riceve complimenti non voluti solo per farlo reagire, mentre lui guarda senza fiatare: «Kein Wort aus deinem Mund, du hattest Zeit / Kein Ton aus meinem, denn ich hatte Ehre» («Nessuna parola dalla tua bocca, avevi tempo / Nessun suono dalla mia, perché avevo onore»).
Quel fingere freddezza costa carissimo. I protagonisti sprecano un'estate unica con le loro stesse mani («Wir haben ihn mit dummer Hand verschwendet» – «L'abbiamo sprecata con mano sciocca»), trattando tutto come un gioco da bambini che ormai si è chiuso per sempre. Appena lui se ne va inizia a piovere, segnando la presa di coscienza più amara del testo: l'idea che non incontreremo mai più chi era davvero destinato a noi («Weil wir nie wieder denen begegnen / Die für uns ausersehen sind»).