Marchita significa 'appassita' o 'avvizzita'. È un aggettivo che descrive una pianta o un fiore che ha perso la sua freschezza e vitalità, spesso a causa della mancanza d'acqua o del tempo.
Nel contesto della canzone, Marc Anthony usa questa parola per descrivere una "flor pálida" (fiore pallido) che trova sul suo cammino, simboleggiando una persona che ha perso la sua gioia o speranza. È una parola evocativa che dipinge un'immagine chiara e toccante, rendendola memorabile e significativa per il tema della canzone.
In questa salsa travolgente, Marc Anthony usa una metafora semplice e diretta: l'amore come una pianta da salvare. Il brano comincia con un incontro per strada, dove trova un fiore ormai appassito e senza foglie, «marchita y deshojada» (appassita e spogliata dei suoi petali), «ahogada en un suspiro» (soffocata in un sospiro). Invece di tirare dritto, decide di portarselo a casa per curarlo nel suo giardino. Con gesti quotidiani e un po' di calore durante i mesi freddi («en el invierno le daba calor»), quel fiore dai petali addormentati ritrova finalmente i suoi colori vivaci, scacciando via il buio e la solitudine.
Marc non nasconde un pizzico di gelosia protettiva quando canta «De aquella flor hoy el dueño soy yo» (Di quel fiore oggi il padrone sono io), promettendo di fare la guardia perché nessuno le rubi il colore o la porti via. C'è tutta l'energia tipica della salsa caraibica nel finale, dove lancia le sue classiche grida spontanee: nomina la sua terra d'origine con «Ave María, Puerto Rico» e incita il pianista ed arrangiatore Sergio George con il celebre grido «Ataca Sergio» (Colpisci Sergio / Vai forte Sergio), trasformando una dolce storia di rinascita in una festa da ballare a perdifiato.