Laberinto significa "labirinto". È una parola evocativa che non si trova spesso nelle canzoni pop, rendendola memorabile e interessante.
Nel contesto di "Despacito", Luis Fonsi canta "Firmar las paredes de tu laberinto", usando il labirinto come metafora del corpo e della mente della persona amata. Suggerisce il desiderio di esplorare ogni parte di lei, lasciando un segno indelebile, come se volesse perdersi e ritrovarsi in ogni suo angolo più intimo.
Hai presente quando l'attrazione è così forte che correre rovinerebbe tutto il divertimento? Ecco, Despacito di Luis Fonsi e Daddy Yankee parla esattamente di questo: trasformare la seduzione in un gioco paziente. Fin dall'inizio il cantante gioca a fare il magnete («Tú eres el imán y yo soy el metal» [Tu sei la calamita e io sono il metallo]), ma avverte subito che la fretta va bandita: «Esto hay que tomarlo sin ningún apuro» [Bisogna prenderla con calma]. Il ritornello è un invito esplicito a rallentare ogni gesto, dal sussurrare all'orecchio fino a esplorare l'altra persona poco alla volta, con versi decisamente audaci come «firmar las paredes de tu laberinto y hacer de tu cuerpo todo un manuscrito» [firmare le pareti del tuo labirinto e fare del tuo corpo un intero manoscritto]. È pura passione fisica descritta con immagini giocose, quasi esagerate, dove l'obiettivo dichiarato è farti perdere la testa fino a farti dimenticare il cognome («que olvides tu apellido»).
Quando entra in scena Daddy Yankee, il ritmo incalza con la formula «Pasito a pasito, suave suavecito» [Passo dopo passo, piano pianino], ma il patto non cambia: si comincia lenti per poi finire travolti («Empecemos lento, después salvaje» [Iniziamo piano, poi selvaggio]). C'è spazio anche per le radici caraibiche degli artisti con l'idea di finire «en una playa en Puerto Rico» [su una spiaggia a Porto Rico], invocando la tipica esclamazione locale boricua ¡ay, bendito!, usata per esprimere stupore, pietà o forte emozione, qui immaginata perfino sulle labbra delle onde del mare. Un brano che celebra l'arte di prendersi tutto il tempo necessario prima di lasciarsi andare del tutto.