Bruxelles Je T’aime Lyrics in Italian by Angèle

Below, I translated the lyrics of the song Bruxelles Je T’aime by Angèle from French to Italian.
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Non abbiamo le torri di New York
Non abbiamo la luce del giorno
Sei mesi all'anno
Non abbiamo Beaubourg né la Senna
Non siamo la città dell'amore
Ma dai, avete capito
E di sicuro già da stasera
Il cielo coprirà una tempesta
Ma dopo il temporale, con delle birre
La gente farà festa
Bruxelles, ti amo
Bruxelles, ti amo
Mi eri mancata
Bruxelles, ti amo
Bruxelles, ti amo
Sei la mia preferita
Bruxelles, ti amo
Bruxelles, ti amo
Mi eri mancata
Sei la più bella
Sì, sei la più bella
Parigi mi chiama
Quando voglio tornare a casa
Quando il cielo grigio e la pioggia mi mancano
Sto meglio quando ti vedo
Le città sono belle
Ma io penso solo a te
Quando il mio paese e la mia città mi mancano
Io non ti dimentico
Non abbiamo la più lunga di tutte le storie
Lo sappiamo, non abbiamo sempre vinto
E di solito ho l'atteggiamento giusto
Anche se è dura mantenere la speranza
Quando non siamo i primi
Les Marolles, Flagey, Saint-Gilles
Laeken, a cui devo il mio nome
Bruxelles, ti amo
Bruxelles, ti amo
Mi eri mancata
Bruxelles, ti amo
Bruxelles, ti amo
Sei la mia preferita
Bruxelles, ti amo
Bruxelles, ti amo
Mi eri mancata
Sei la più bella
Sì, sei la più bella
Parigi mi chiama
Quando voglio tornare a casa
Quando il cielo grigio e la pioggia mi mancano
Sto meglio quando ti vedo
Le città sono belle
Ma io penso solo a te
Quando il mio paese e la mia città mi mancano
Io non ti dimentico
E se un giorno si separassero
E dovessimo scegliere una fazione
Sarebbe il peggiore degli incubi
Tutto questo per una questione di lingua
Ho vissuto le mie storie più belle
In francese e in fiammingo
Lasciatemelo dire in fiammingo
Grazie Bruxelles per il mio nome
E se un giorno si separassero
E dovessimo scegliere una fazione
Sarebbe il peggiore degli incubi
Tutto questo per una questione di lingua
Ho vissuto le mie storie più belle
In francese e in fiammingo
Lasciatemelo dire in fiammingo
Grazie Bruxelles
Bruxelles, ti amo
Bruxelles, ti amo
Mi eri mancata
Bruxelles, ti amo
Bruxelles, ti amo
Sei la mia preferita
Bruxelles, ti amo
Bruxelles, ti amo
Mi eri mancata
Sei la più bella
Sì, sei la più bella
Parigi mi chiama
Quando voglio tornare a casa
Quando il cielo grigio e la pioggia mi mancano
Sto meglio quando ti vedo
Le città sono belle
Ma io penso solo a te
Quando il mio paese e la mia città mi mancano
Io non ti dimentico
Parigi mi chiama
Quando voglio tornare a casa
Quando il cielo grigio e la pioggia mi mancano
Sto meglio quando ti vedo
Le città sono belle
Ma io penso solo a te
Quando il mio paese e la mia città mi mancano
Io non ti dimentico
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Lyrics © WARNER CHAPPELL MUSIC FRANCE
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cauchemars — incubi

Cauchemars significa 'incubi'. È una parola evocativa che non si trova spesso nelle canzoni pop, rendendola memorabile e interessante.

Nel contesto della canzone, Angèle canta: "Ce serait le pire des cauchemars / Tout ça pour une histoire de langue" (Sarebbe il peggiore degli incubi / Tutto questo per una questione di lingua). Qui, usa la parola per esprimere la sua profonda preoccupazione e il suo timore che le diverse lingue e culture del Belgio possano un giorno dividere il suo amato paese, trasformando questa divisione in un vero e proprio incubo.

In questa canzone Angèle parla a Bruxelles come si parlerebbe a una persona amata che è mancata. La città non ha i grattacieli di New York, la luce del giorno per metà dell’anno, né il Beaubourg o la Senna, e non è “la ville de l’amour” [la città dell’amore], ma non deve imitare Parigi per essere speciale. Anche se arriva una tempesta, dopo l’orage [il temporale] la gente si ritrova a bere birre e fare festa. Il ritornello è semplice e irresistibile: “Bruxelles, je t’aime” [Bruxelles, ti amo], “Tu m’avais manqué” [mi eri mancata], “T’es ma préférée” [sei la mia preferita]. La pioggia e il cielo grigio, che in un’altra canzone sembrerebbero un difetto, qui diventano proprio il segnale che la fa sentire a casa.

Angèle nomina quartieri come Les Marolles, Flagey, Saint-Gilles e Laeken, legando l’amore per Bruxelles a luoghi precisi e quotidiani. Parigi la chiama quando vuole tornare a casa, ma il cuore continua a scegliere Bruxelles. Nella parte finale entra anche la questione linguistica del Belgio: l’idea di dover scegliere un campo tra francese e fiammingo sarebbe “le pire des cauchemars” [il peggiore degli incubi], perché le sue storie più belle sono vissute “en Français et en Flamand” [in francese e in fiammingo]. Poi passa al fiammingo con “Laat me het zeggen in het Vlaams” [lasciatemelo dire in fiammingo] e “Dank je Brussel” [grazie, Bruxelles]. È un modo affettuoso, diretto e anche un po’ divertente per dire che la città appartiene a più lingue, ma resta una sola casa.

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