Jaargetijde si traduce letteralmente come "stagione dell'anno". È una parola più formale e poetica rispetto al comune "seizoen" (stagione), rendendola interessante e meno frequente.
Nel contesto della canzone, Jan Smit la usa per esprimere un profondo senso di freddo e vuoto emotivo. Canta: "Voelt als een winters jaargetijde" (Sembra una stagione invernale), paragonando la sua tristezza e solitudine a un inverno senza fine, evocando un'immagine vivida e malinconica.
In “Hoe Kan Ik Van Je Dromen” (“Come posso sognare di te?”), Jan Smit racconta una notte dopo l’altra passata ad aspettare una persona lontana. Il protagonista guarda il cielo e aspetta una stella cadente per esprimere un desiderio: “Ik wens dat jij hier komt en zegt” [Desidero che tu venga qui e dica…]. Sono già sette giorni che non riesce a dormire, e il ricordo di una telefonata notturna rende tutto ancora più confuso: sente lei piangere al telefono, ma poi capisce che era soltanto un sogno. Il titolo contiene il paradosso più bello e un po’ amaro della canzone: “Hoe kan ik van je dromen / Als je mij niet slapen laat?” [Come posso sognare di te / se non mi lasci dormire?].
Il letto diventa il luogo dell’attesa: lui resta per ore a fissare il soffitto, con la schiena appoggiata al materasso, e chiede semplicemente di poter dormire e riavere i suoi sogni. Senza parlare con lei, la notte sembra più lunga; nel suo cuore il sole scompare e arriva una stagione d’inverno, immagine concreta per il freddo e il dolore della separazione. La richiesta è diretta: “Kom toch bij mij” [Vieni da me] e metti fine a quella “pijn en kou” [dolore e freddo]. Anche le altre ragazze che incontra non contano: nessuna può essere paragonata a lei. È una canzone d’amore notturna, fatta di insonnia, desiderio e di una frase volutamente assurda: per sognare qualcuno, prima bisogna riuscire ad addormentarsi.