Vergeige deriva dal verbo vergeigen, che significa 'rovinare', 'mandare a monte' o 'sbagliare completamente' qualcosa. È un termine colloquiale e molto espressivo, che trasmette un senso di fallimento o di aver combinato un pasticcio.
Nel contesto della canzone, LEA canta: "Auch, wenn alles vorbei ist / Und ich alles vergeige" (Anche quando tutto è finito / E io rovino tutto). Questo mostra una vulnerabilità e un bisogno di accettazione anche nei momenti di maggiore difficoltà e fallimento personale, rendendo la parola particolarmente toccante e relazionabile.
In “Zu Dir”, LEA immagina una persona a cui si può andare incontro in qualunque momento, senza dover fingere: “Ohne Maske, ohne fakes Grinsen” [senza maschera, senza sorriso finto]. Il ritornello ripete la domanda “Darf ich zu dir?” [posso venire da te?], come se cercasse un rifugio sicuro. Non importa se tutto va bene o se la vita crolla: nei momenti migliori, quando i sogni “platzen” [scoppiano e vanno in frantumi], quando non resta “nicht einen Cent” [nemmeno un centesimo] o quando serve “ein Platz zum Pennen” [un posto dove dormire]. “Pennen” è un verbo colloquiale, più diretto e quotidiano di “dormire”.
La canzone allarga questa promessa a ogni lato della vita: si può andare da quella persona quando si prova vergogna per i propri errori, quando si vuole festeggiare con tutta l’energia possibile, oppure quando arrivano le lacrime e bisogna attraversare il dolore fino in fondo. Perfino davanti alla morte, con “Wenn die letzte Stunde für mich schlägt” [quando suona la mia ultima ora], la risposta rimane la stessa: andare “zu dir” [da te]. Mi piace quanto sia semplice e quasi ostinata questa idea: non chiede di essere perfetti, chiede soltanto se ci sarà ancora una porta aperta quando “alles vorbei ist” [è tutto finito] e si è combinato un disastro, “alles vergeige” [rovino tutto].