Galaksi Lyrics in Italian by Ece Mumay

Below, I translated the lyrics of the song Galaksi by Ece Mumay from Turkish to Italian.
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Dai, vieni da me prima di metterti a lutto
Non fermarti, non fermarmi
Vieni da me senza sistemarti i capelli
Non chiedere, non far chiedere di me
Vieni senza nascondere il tuo atteggiamento e il tuo stile
Non forzare le cose, non farci stare insieme per forza
Da dove vieni? Dammi ormai l'indirizzo
Che razza di galassia
Che importa ora se è lunedì o sabato
Non sei con me, ti sembra bello così?
Non me ne capacito, da dove vieni, che razza di galassia
Non riesco più a toccare la tua mano, la tua vita
Non riesco più ad abbracciare la tua pelle pura come l'acqua
Non riesco più a svegliarmi in un giorno senza di te
Sono distrutta, non riesco più a tornare in me
Sono diventata la tua devota, una schiava alla tua porta
Fasciamo le tue ferite
Sono diventata dipendente da te
Dai, vieni da me prima di metterti a lutto
Non fermarti, non fermarmi
Vieni da me senza sistemarti i capelli
Non chiedere, non far chiedere di me
Vieni senza nascondere il tuo atteggiamento e il tuo stile
Non forzare le cose, non farci stare insieme per forza
Da dove vieni? Dammi ormai l'indirizzo
Che razza di galassia
Dai, vieni da me prima di metterti a lutto
Non fermarti, non fermarmi
Vieni da me senza sistemarti i capelli
Non chiedere, non far chiedere di me
Vieni senza nascondere il tuo atteggiamento e il tuo stile
Non forzare le cose, non farci stare insieme per forza
Da dove vieni? Dammi ormai l'indirizzo
Che razza di galassia
Sono diventata la tua devota, una schiava alla tua porta
Fasciamo le tue ferite
Sono diventata dipendente da te
Dai, vieni da me prima di metterti a lutto
Non fermarti, non fermarmi
Vieni da me senza sistemarti i capelli
Non chiedere, non far chiedere di me
Vieni senza nascondere il tuo atteggiamento e il tuo stile
Non forzare le cose, non farci stare insieme per forza
Da dove vieni? Dammi ormai l'indirizzo
Che razza di galassia
Dai, vieni da me prima di metterti a lutto
Non fermarti, non fermarmi
Vieni da me senza sistemarti i capelli
Non chiedere, non far chiedere di me
Vieni senza nascondere il tuo atteggiamento e il tuo stile
Non forzare le cose, non farci stare insieme per forza
Da dove vieni? Dammi ormai l'indirizzo
Che razza di galassia
Non chiedere, non far chiedere di me
Vieni senza nascondere il tuo atteggiamento e il tuo stile
Non forzare le cose, non farci stare insieme per forza
Da dove vieni? Dammi ormai l'indirizzo
Che razza di galassia
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Galaksi — Galassia

Galaksi significa 'galassia'. È una parola affascinante che evoca immagini di vastità e mistero, rendendola memorabile e intrigante.

Nel contesto della canzone, Ece Mumay usa "Galaksi" per esprimere la sua incredulità e curiosità riguardo alla provenienza della persona amata, chiedendosi da quale "galassia" provenga, sottolineando la sua unicità e il suo fascino quasi ultraterreno. È un modo poetico per dire che la persona è così speciale da sembrare non di questo mondo.

In “Galaksi”, Ece Mumay trasforma il desiderio in una richiesta impaziente e quasi teatrale: vieni da me subito, senza prepararti e senza nascondere chi sei. “Karaları bağlamadan hadi bana gel” [non disperarti, dai, vieni da me] usa un’espressione turca legata al dolore e alla tristezza, mentre “Saçını başını toplamadan bana gel” [vieni da me senza neanche sistemarti i capelli] rende l’invito ancora più spontaneo: non serve essere perfetti. La persona amata deve arrivare con il proprio “tavır” e il proprio “tarz”, cioè atteggiamento e stile, senza maschere. Poi arriva la domanda buffa e misteriosa: “Memleket neresi, ver artık adresi, nasıl bi’ galaksi?” [da dove vieni? Dammi finalmente l’indirizzo: che razza di galassia è?]. Sembra che l’altra persona sia così lontana o incomprensibile da appartenere a un altro pianeta.

Il ritornello insiste perché l’assenza ha invaso ogni momento: “Şimdi ne farkeder pazartesi, cumartesi?” [che differenza fa adesso, lunedì o sabato?]. Senza quella persona accanto, i giorni si confondono. Le immagini diventano fisiche e molto dirette: “Eline beline dokunamaz oldum” [non riesco più a toccarti la mano o la vita] e “Sensiz bi’ güne uyanamaz oldum” [non riesco più a svegliarmi per un giorno senza di te]. Il narratore si dichiara completamente sottomesso, “Kulun oldum, kapına kölen oldum” [sono diventato tuo servo, schiavo alla tua porta], ma subito aggiunge “Yaralarını saralım” [fasciamo le tue ferite]. E con “Tiryakin oldum” [sono diventato dipendente da te] paragona l’amore a una sostanza di cui non riesce più a fare a meno. È una canzone insistente, affettuosa e un po’ esagerata, proprio come una persona che non vuole più aspettare davanti a un mistero chiamato “galassia”.

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