Vriller significa letteralmente "avvitare" o "attorcigliare", ma in un contesto più colloquiale, come in questa canzone, assume il significato di "impazzire" o "andare fuori di testa".
È una parola interessante perché descrive un processo di perdita di controllo, un po' come una vite che si avvita sempre più in profondità. Nel testo, l'artista canta "Réapprendre à vriller", suggerendo un tentativo di riappropriarsi di questa follia o di imparare a gestirla dopo un periodo di dolore.
Hai presente quando una storia finisce male e l'unica cosa sensata da fare è alzare il volume al massimo per non pensare? Adèle Castillon fa esattamente questo in À La Folie. Nel testo si ritrova con il cuore a pezzi dopo troppe bugie ("Tu me mens et je m'éloigne" [Mi menti e io mi allontano]) e decide di isolarsi dal dramma rifugiandosi nella musica. Usa espressioni moderne e dirette, come quando canta di avere il "cœur en FOMO" [il cuore in FOMO, cioè con la paura ansiosa di perdersi qualcosa] mentre guarda l'altra persona piangere al rallentatore, "en slow mo'". L'unico confidente che le resta è la sua tastiera: "J'parle qu'à mon piano" [Parlo solo al mio piano].
La reazione a tutto questo dolore non è abbattersi per sempre, ma ballarci sopra nella notte. Il ritornello è chiarissimo sul piano d'azione: "J'vais monter la sono / M'oublier dans la nuit" [Alzerò lo stereo / Mi dimenticherò nella notte]. L'idea è quella di elencare tutti i difetti dell'ex ("Repenser à tes défauts" [Ripensare ai tuoi difetti]) fino alla pazzia, "à la folie", pur di spezzare il legame. Invece di continuare a chiedersi come aggiustare le cose, Adèle chiude la porta in modo netto: ripete "À quoi bon recommencer" [A che serve ricominciare] perché ha già dato e perso tutto.