Tutuklu significa “prigioniero” o “in stato di detenzione”. Nel verso “İçimde uzun zamandır tutuklu ağır bir soru” indica una domanda pesante rimasta “imprigionata” dentro di lui, perché non riesce a pronunciarla senza ferire il proprio orgoglio. È un’immagine poetica intensa e meno comune delle parole romantiche tradizionali.
In “Ne Zamandır”, Ozan Doğulu e Simge raccontano il momento in cui una relazione non sembra più la stessa. Lo sguardo e il sorriso dell’altra persona sono cambiati, e perfino il bacio che prima scaldava il protagonista non ha più lo stesso effetto: “Eskisi gibi değil ne bakışın, ne gülüşün” [Non sono più come prima né il tuo sguardo né il tuo sorriso]. Il cuore sente una distanza sempre più grande, fino a leggere un possibile addio nell’ultima partenza: “Sanki vedalaştık, sondu bu gidişin” [Sembrava che ci fossimo salutati, che questa partenza fosse l’ultima]. È una scena molto concreta: non c’è una grande spiegazione, ci sono piccoli gesti diventati freddi.
La domanda del titolo, “Ne zamandır?”, significa “Da quanto tempo?”. Il protagonista la tiene dentro da molto tempo, come una domanda “tutuklu”, cioè prigioniera, perché teme che la risposta ferisca il suo orgoglio: “Soramam cevabı incitir gururumu” [Non riesco a chiedere, la risposta ferirebbe il mio orgoglio]. Poi arriva la domanda diretta, ripetuta come se fosse impossibile evitarla: “Başka biri var hayatında” [C’è qualcun altro nella tua vita?]. “Bi zaman ki benim kollarımda” è una forma colloquiale di “bir zamanlar benim kollarımda” e significa “tu che un tempo ti svegliavi tra le mie braccia”. Il contrasto è semplice e doloroso: prima il risveglio insieme, ora il sospetto che quella stessa persona si svegli accanto a qualcun altro.